Tratto da:
"Il Profeta" di Gibran
Cos'è, lavorare con amore?
È tessere un panno con i fili del vostro cuore, come se quel
panno fosse per chi voi amate.
È costruire con affetto una casa, come se ad abitarvi
dovesse entrarci chi voi amate.
È spargere i semi con tenerezza e poi raccogliere nella gioia,
come se a mangiare di quei frutti dovesse essere chi voi amate.
È impiegare tutto ciò che voi fate con un alito
del vostro spirito.
Sapendo che tutti i venerati morti vi stiano intorno e
v'osservano.
Sovente vi ho sentiti dire, come parlando nel dormiveglia,
"Colui che lavora il marmo e scavandolo trova l'immagine
della propria anima, è più nobile di chi ara la terra.
E colui che afferra l'arcobaleno e lo stende su una tela nel
l'effige dell'uomo, vale più di chi foggia i nostri calzari."
Ma io vi dico, non nel dormiveglia ma nel desto e vigile fulgore
del meriggio: il vento parla con dolcezza eguale alla
quercia gigante e all'ultimo dei fili d'erba.
Grande è soltanto colui che trasforma la voce del vento in
un canto reso più dolce dal proprio amore.
Il lavoro è amore visibile.
E se non potete lavorare con amore ma solo con disgusto,
meglio allora che l'abbandoniate andandovi a sedere ai cancelli
del tempio per ricevere l'elemosina da chi lavora con gioia.
E se difatti cuocete il pane nell'indifferenza, voi preparate
un pane amaro che poco sfama l'uomo.
E se di mala voglia pigiate l'uva, nel vino il vostro sentimento
distilla un veleno.
E se pure cantate come angeli, ma senza amare il canto, rendete
l'uomo sordo alle vocidel giorno e a quelle della notte.